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domenica 14 ottobre 2007

LE MIE PRIMARIE

Secondo il sito dell’Ulivo, alle 18.30 si sono presentati ai seggi più di due milioni di primaristi (che roba: il nuovo partito non è ancora nato e ha già incassato minimo due milioni di euro – promette bene il piccolino). Visto il successo dell’iniziativa, sarebbe bello organizzare delle nuove primarie, che però propongano ai cittadini (al posto del misero full composto dal tris Veltroni/Bindi/Letta + una coppia di sconosciuti) dei volti veramente nuovi, degli outsider capaci di svecchiare una classe politica ormai alla frutta.
La mia proposta per la cinquina di candidati:
1) Mike Bongiorno: è ricco e dice un sacco di svarioni come Berlusconi, è amato dagli italiani molto più di Walter, ignorante come Calderoli, più sportivo di Prodi, onesto quanto Di Pietro, in tv ci sta più spesso di Luxuria e Fini, incassa le figuracce meglio di Mastella, ha una moglie intraprendente come Rutelli, e parla inglese meglio di tutti loro messi insieme.
2) Padre Pio: uno che fa miracoli anche da morto – quello che ci vuole per sistemare le cose in questo benedetto Paese.
3) Alba Parietti: è un po’ che non lavora, e una donna nella cinquina ci vuole comunque.
4) Bernardo Provenzano: uno che è sfuggito alla cattura per 43 anni, dirigendo da casa sua la più grande azienda italiana, ha le carte giuste per governare (se necessario, può farlo anche dal carcere di Terni).
5) Mister X o l’Uomo Della Strada: un cittadino italiano estratto a sorte. Da un punto di vista statistico, ci sono molte più probabilità di trovare una persona intelligente e onesta che non attraverso le tradizionali elezioni politiche.
Se vi va, potete votare fin da ora o proporre cinquine alternative inserendole nei commenti. E’ gratis.

mercoledì 10 ottobre 2007

VOTI A PERDERE


Più la cosiddetta politica si allontana dalla società reale, più i cosiddetti politici si affannano a rassicurare i cittadini-elettori con pacche sulle spalle e inviti alla partecipazione nella fattispecie di consultazioni, referendum, primarie assortite, alla ricerca di un plebiscito o di un’investitura. “Ehi, ragazzi, diteci cosa ne pensate. Preferite Rosy o Walter?”
In questi giorni ha avuto luogo la consultazione referendaria, tra i lavoratori, sul “protocollo welfare”. Domenica prossima, le primarie del nascente Partito Democratico.
Ma che valore possono avere questo genere di consultazioni, a parte quello di una facile ricerca del consenso, di un po’ di marketing e di percentuali da sparare per vendersi poi qualsiasi cosa con lo slogan: “E’ la gente che lo vuole”.
Innanzitutto: chi è che conta i voti? Chi garantisce sulla regolarità degli scrutini e delle modalità di votazione? Già sono scoppiate polemiche a proposito del referendum sul welfare (si dice che ci sia gente che ha votato in più seggi ). E chi garantisce sulla possibilità che tutti gli schieramenti in campo abbiano avuto pari opportunità di far conoscere le proprie argomentazioni? Fonti attendibili mi raccontano di un’assemblea sindacale in una scuola romana, dove il delegato Cgil che doveva spiegare le ragioni del referendum, rispondeva a dubbi e critiche con una serie di “non so”, “non ho ben presente”, “mi devo informare.”
E’ ovvio che alla fine il banco (ovvero chi ha organizzato la consultazione) vince sempre. Lo dimostrano le dichiarazioni del dopo-partita. Veltroni: “ Il referendum sul welfare ha premiato le scelte del governo” . Rutelli: “Un risultato che mette a tacere chi aveva criticato la piattaforma con toni un po’ troppo forzati”. Prodi: “non verrà cambiato il protocollo sul welfare firmato dalle parti sociali, anche se l'esito del referendum è da prendere in seria considerazione”. Folco Giumbola: “Non ci sono stati brogli e lo possiamo dimostrare perché le schede erano su carta carbone”.
Dal punto di vista della democrazia , è un po’ come fare l’elemosina, con la differenza che qui è il mendicante-elettore che deve scucire la moneta. Dalla dichiarazione di intenti di Veltroni: “Nel Partito democratico ognuno sarà e dovrà essere alla stessa stregua dell'altro. Per questo abbiamo voluto il principio ‘una testa, un voto’“. Al modico prezzo di un euro. Presentarsi al seggio muniti di moneta spicciola.